L’Armenia dopo il voto: la riconferma di Pashinyan e l’orizzonte europeo

Analisi – Le elezioni parlamentari del 7 giugno hanno rinnovato il mandato al Primo Ministro uscente, Nikol Pashinyan. Il voto arriva in un momento di transizione per l’Armenia, tra pressioni esterne, un Caucaso meridionale ancora in riassestamento dopo la perdita del Nagorno-Karabakh e una strategia di diversificazione delle alleanze pensata per allentare la storica dipendenza da Mosca. Per Erevan si apre una transizione delicata, divisa tra l’ambizione di un futuro europeo e i vincoli di una realtà geopolitica ancora tutta da ridefinire.

AFFLUENZA RECORD E VOTO SOTTO PRESSIONE

Le elezioni parlamentari armene del 7 giugno 2026 si sono configurate come uno snodo cruciale tanto per il futuro del Paese, quanto per gli equilibri geopolitici dell’intera regione caucasica. L’affluenza ha visto una partecipazione di circa due milioni e mezzo di cittadini alle urne (58,97% degli aventi diritto), la più alta dalle elezioni parlamentari del 2017, e diciannove soggetti in competizione – diciassette partiti e due alleanze elettorali.
Il partito Contratto Civile di Nikol Pashinyan, Primo Ministro dal 2018, si è aggiudicato il 49,8% dei voti, ottenendo 64 seggi su 105 e mantenendo così la maggioranza assoluta necessaria per governare senza alleanze. Segue l’alleanza Armenia Forte, guidata dall’imprenditore russo-armeno Samvel Karapetyan, al 23,3% e 29 seggi. L’Alleanza Armenia dell’ex Presidente Robert Kocharyan ha ottenuto 12 seggi, mentre il partito Armenia Prospera, fermatosi al 3,99%, non ha superato la soglia di sbarramento del 4%.
Il quadro istituzionale che ne emerge è tutt’altro che lineare, mostrando una spaccatura dell’elettorato sul futuro orientamento geopolitico dell’Armenia, stretta tra il tradizionale legame con la Russia e il tentativo di avvicinamento all’Occidente promosso da Pashinyan. Queste elezioni sono state le prime dall’offensiva militare lampo dell’Azerbaigian nel Nagorno-Karabakh del 2023, che ha posto fine in poche ore a decenni di presenza armena nella regione. L’enclave montuosa del Caucaso meridionale, infatti, aveva una popolazione a maggioranza armena ed era oggetto di un conflitto irrisolto sin dal crollo dell’URSS.
Circa centomila armeni sono stati costretti ad abbandonare le proprie case in uno degli esodi di popolazione più rapidi degli ultimi anni. La mancata risposta militare russa, nonostante Mosca fosse garante degli accordi di cessate il fuoco del 2020, ha segnato un punto di non ritorno nel rapporto tra Erevan e il suo tradizionale alleato. Pur aprendo la strada alla svolta filoeuropea, la ferita emotiva e politica legata alla perdita del Nagorno-Karabakh ha determinato un forte calo di popolarità per Pashinyan, che è tuttavia riuscito a ricompattare il consenso e a trionfare ottenendo la maggioranza.
Sul piano della gestione del processo elettorale, gli osservatori internazionali hanno offerto una valutazione complessivamente positiva: OSCE, Parlamento Europeo e Consiglio d’Europa hanno concordato che le elezioni hanno offerto una scelta genuina tra alternative politiche in un processo ben condotto, pur rilevando pressioni esterne dirette durante la campagna, sotto forma di restrizioni commerciali e minacce alla sicurezza, finalizzate a condizionare il voto a favore dell’opposizione.

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Fig. 1 – Nikol Pashinyan, Primo Ministro armeno e leader del partito Contratto Civile

IL PERCORSO EUROPEO TRA AMBIZIONI E OSTACOLI CONCRETI

La vittoria di Pashinyan va letta sullo sfondo di un percorso europeo formalmente avviato, ma ancora tutto da costruire.
Il 12 febbraio 2025 il Parlamento armeno aveva approvato in prima lettura, con 63 voti favorevoli e 7 contrari, il disegno di legge sull’avvio del processo di adesione all’UE, primo passo ufficiale di un cammino di progressivo avvicinamento a Bruxelles che aveva trovato una delle sue manifestazioni più evidenti nel discorso di Pashinyan al Parlamento Europeo nell’ottobre 2023. Il primo storico vertice UE-Armenia, tenutosi ad Erevan il 4 e 5 maggio 2026 – prima volta che un simile appuntamento si svolge nel Caucaso meridionale – ha formalizzato una Connectivity Partnership nei settori dei trasporti, dell’energia e del digitale, avviando simultaneamente un dialogo sulla liberalizzazione dei visti. La Commissione Europea ha inoltre lanciato un invito a manifestare interesse per nuovi investimenti in Armenia, con particolare attenzione alle infrastrutture, alla transizione energetica e alla modernizzazione economica del Paese.
Tuttavia, la distanza tra aspirazione e candidatura formale resta considerevole. Secondo il Barcelona Center for International Affairs (CIDOB), l’Armenia sta effettivamente riorientandosi verso occidente, ma l’adesione all’UE rimane lontana e l’integrazione senza adesione costituisce per ora l’unico percorso realisticamente praticabile. Due sono gli ostacoli strutturali principali: l’appartenenza all’Unione Economica Eurasiatica (UEEA), incompatibile con il regime di libero scambio europeo, e la scarsa propensione di Bruxelles ad avviare un nuovo, politicamente gravoso, ciclo di allargamento. A ciò si aggiunge un nodo costituzionale interno: prima di poter presentare domanda formale di adesione, l’Armenia dovrà tenere un referendum, come previsto dalla propria Costituzione.

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Fig. 2 – Gli elettori votano a Erevan, Armenia, 7 giugno 2026. I seggi elettorali sono stati aperti in tutto il Paese all’inizio delle votazioni per determinare il Parlamento che resterà in carica per i prossimi cinque anni

TENSIONI IRRISOLTE: RUSSIA, AZERBAIGIAN E ISTITUZIONI INTERNE

Il mandato ottenuto da Pashinyan non scioglie le tensioni strutturali che attraversano il Paese. Secondo la missione di osservazione OSCE, gli elettori armeni hanno fatto la loro scelta sullo sfondo di un’ingerenza e una pressione esterna senza precedenti, con manipolazione dell’informazione, campagne di disinformazione, minacce legate ad attività informatiche e altre attività ibride mirate a influenzare l’opinione pubblica, minare la fiducia nelle Istituzioni democratiche e polarizzare la società.
Le settimane precedenti al voto avevano già segnato un netto deterioramento dei rapporti tra Erevan e Mosca: fonti dell’intelligence occidentale hanno documentato presunti tentativi da parte della Russia di rimpatriare temporaneamente decine di migliaia di cittadini armeni residenti in Russia (cui la legge elettorale armena non consente di votare dall’estero) per farli votare in patria a favore dei candidati filorussi, accusa successivamente respinta da Mosca.
A ciò si sono aggiunte pressioni più esplicite sul fronte economico-istituzionale: il 29 maggio l’UEEA ha dichiarato che valuterà la sospensione dell’Armenia entro fine anno se il Paese proseguirà il percorso di avvicinamento all’UE, chiedendo all’Armenia di indire un referendum sulla propria collocazione geopolitica.
Sul piano economico, la gestione della rete ferroviaria armena resta nelle mani di una società russa almeno fino al 2038.
Rimane poi aperto un nodo cruciale legato all’Azerbaigian: l’8 agosto 2025 i due Paesi hanno siglato alla Casa Bianca, con la mediazione di Donald Trump, un’intesa di pace, la cui firma formale resta però sospesa. Baku ha infatti posto come condizione la rimozione dalla Costituzione armena del riferimento alla “riunificazione” con il Nagorno-Karabakh contenuto nella dichiarazione d’indipendenza del 1990. La riforma costituzionale richiede un referendum che il Governo armeno prevede di organizzare non prima del 2027, lasciando l’intesa ancora formalmente incompiuta.
Lo stesso Pashinyan, interpellato sulla prospettiva europea, ha indicato che l’obiettivo più fondamentale dell’Armenia resta il completamento del processo di pace con confini internazionalmente riconosciuti, lasciando intendere una gerarchia di priorità in cui l’adesione all’UE, per quanto evocata, resta ancora distante dall’agenda immediata.
Il voto del 7 giugno 2026 conferma che per l’Armenia la priorità non è schierarsi ideologicamente con l’Occidente contro la Russia, ma ridefinire il proprio spazio geopolitico. Dopo la perdita del Nagorno-Karabakh e la crisi del rapporto con Mosca, Erevan sta cercando di superare la propria vulnerabilità diversificando le storiche alleanze. Con un accordo di pace ancora in bilico con l’Azerbaigian e i tempi lunghi del percorso europeo, la vera scommessa del Governo resta quella di capire se queste nuove relazioni saranno sufficienti a garantire al Paese una reale alternativa di sicurezza.

Maria Grazia Saccà

Indice

Perchè è importante

  • Le elezioni parlamentari del 7 giugno 2026 hanno riconfermato il Primo Ministro uscente Nikol Pashinyan, il cui partito ha ottenuto la maggioranza assoluta (49,8% dei voti) in un voto caratterizzato da un’affluenza record e da forti pressioni esterne e ibride.
  • Il voto legittima la strategia del Governo di diversificare le alleanze storiche per ridurre la dipendenza da Mosca e avvicinarsi all’UE, nel tentativo di garantire la sicurezza nazionale e ridefinire lo spazio geopolitico del Paese dopo la perdita del Nagorno-Karabakh.

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Maria Grazia Saccà
Maria Grazia Saccà

Dovessi descrivermi con un aggettivo userei curiosa. Sono una studentessa di Scienze Politiche a cui piace leggere, informarsi e immergersi nella realtà circostante.  Il mio desiderio è non solo quello di sapere  cosa accade, bensì perchè accade e come ciò può avere ripercussioni sul nostro presente e sulla nostra quotidianità.

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